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Comunità Montana Maiella e Morrone PDF Stampa E-mail

LA COMUNITÀ MONTANA “MAIELLA E MORRONE” - Zona L - è un ente territoriale decentrato della Regione Abruzzo d'ambito comprensoriale, istituito con L.R. del 7 Marzo 1977 n. 15 con funzioni amministrative e programmatorie regolate dalla Legge n. 1102 del 3 Dicembre 1971 e da altre leggi nazionali di tutela della montagna.

La denominazione ufficiale della Comunità contiene i nomi delle due alte giogaie emergenti ai lati della vallata dell’Orte, che potrebbero essere molto antichi, benché noti soltanto dal IX sec., sia nel caso che la ricostruzione della base venga proiettata nella fase linguistica pre-indoeuropea sia nel caso che venga circoscritta al dominio indoeuropeo. In entrambe le direzioni si possono invocare fonti storiche, comparazioni, rapporti onomastici e lessicali e processi evolutivi del significato (ad es. specializzazioni, espansioni, ecc.), che investono problematiche di semantica ancora aperte a livello teorico.

Con la prospettiva pre-indoeuropea il nome della Maiella può essere ricondotto alla base oronimica MAG - “montagna” unitamente ad oronimi dell’Asia minore e della Licaonia, a toponimi ed etnici liguri, sicani, iberici, lucani, a relitti lessicali dell’antico slavo, del rumeno, dell’albanese, del greco medioevale, del latino tardo e medioevale, nonché del toscano antico e moderno. Alla fase pre-indoeuropea può risalire anche il nome del Morrone, da una base petronimica MURRAmucchio di pietre”, “terreno pietroso” con continuatori e traslati nel latino medioevale, in toponimi e in sopravvivenze lessicali dei dialetti meridionali italiani.

Con la prospettiva meno perspicua dell’ascendenza indoeuropea si può invocare per la Maiella la base mag-/meg- “grande, grosso” con l’ampliamento meghëlos, diffuso nelle lingue antiche e moderne dell’Europa a partire dal latino m a g i s, osco m a i spiù” (cui forse sono connessi anche Maia “dea, madre di Mercurio” donde maius “mese di Maggio”), gr. méga “grosso, grande”, ecc.; per il Morrone si può fare riferimento all’uso metaforico dell’onomatopeico murru “muso, grugno”, evolutosi semanticamente nell’area iberica, francese meridionale e nell’Italia insulare e meridionale a “roccia rotonda”, “pietra”, “cima di montagna”.

Il territorio della Comunità Montana “Maiella-Morrone” gravita per oltre il 50% nell’area del Parco Nazionale della Maiella (72.480 ettari), istituito con D.P.R. del 5 Giugno 1995. Ha un’estensione di 38.095 ettari, con un dislivello che va dai 235 m s.l.m. del confine nei pressi di Pòpoli ai 2.795 m del Monte Amaro, ed è situato sia nell’area nord-occidentale del massiccio della Maiella sia, in prevalenza, in quella nord-orientale ed orientale del Monte Morrone con l’appendice occidentale morronese, pertinente all’area comunale del comune di Pòpoli. Contiene una popolazione di oltre 30.000 abitanti e i seguenti territori comunali, tutti appartenenti alla Provincia di Pescara e alla Diocesi di Chieti-Vasto:

  1. ABBATÉGGIO
  2. BOLOGNÀNO
  3. CARAMÀNICO TERME
  4. LETTOMANOPPÈLLO
  5. MANOPPÈLLO
  6. PÒPOLI
  7. ROCCAMORÌCE
  8. SALLE
  9. SANT’EUFEMIA A MAIELLA
  10. SAN VALENTINO IN ABRUZZO CITERIORE
  11. SCAFA
  12. SERRAMONACÉSCA
  13. TURRIVALIGNÀNI
  14. TOCCO DA CASÀURIA

Nel caso di funzioni delegate dalla Regione per determinati e temporanei servizi sociali, la popolazione amministrata della Comunità Montana “Maiella-Morrone” sale a circa 42.000 abitanti con l’aggiunta di 11.954 abitanti, derivanti dai comuni aggregati di Alanno (3.786 ab.), Cugnoli (1.690 ab.), Rosciano (3.147 ab.), Torre de’ Passeri (3.331 ab.).

fig1 2

Gli accessi principali al territorio della Comunità Montana “Maiella-Morrone” (fig. 1) si trovano in pianura lungo la vallata del fiume Pescara e a monte attraverso il Passo S. Leonardo (m. 1.298).
A valle, il viaggiatore che percorra l'autostrada A25 (Pescara-Roma) trova le uscite utili ai caselli di Scafa e di Torre de’ Passeri, quindi immettendosi sulla S.S. n. 5 (Tiburtina-Valeria) - nel tratto compreso tra le Gole di Popoli e Manoppello Scalo - incontra diversi bivi per Tocco da Casauria, per Bolognano, per San Valentino in Abruzzo Citeriore, per Lettomanoppello, per Manoppello. L’asse stradale principale della Valle dell’Orte è la S.S. 487, che sale da Scafa e attraverso S. Valentino - Caramànico - S. Eufemia arriva al Guado di S. Leonardo. Qui, a monte, si presenta un trivio con il ramo della S.S. 487 che piega verso Pacentro e scende a Sulmona e un ramo stradale che si dirige verso Campo di Giove (fig. 2).

All’interno della Comunità Montana “Maiella-Morrone” sono compresi un parco attrezzato e le seguenti riserve naturali:
a) La Riserva Naturale Orientata “LAMA BIANCA” di Sant’Eufemia a Maiella, di 1.407 ettari, istituita con D.M. del 5 Giugno 1987, in cui si possono affrontare percorsi escursionistici di media e alta quota, vi sono percorsi attrezzati per disabili, aree per picnic e per giochi dell’infanzia. Simbolo della riserva: l’àstore (fig. 3); informazioni presso il Comune o il Corpo Forestale dello Stato.

fig3 4

b) La Riserva Naturale Orientata “MONTE ROTONDO” di 1.452 ettari, istituita con D.M. del 18 Ottobre 1982, in cui convergono i territori della Comunità Montana Vestina, la Provincia di Pescara con i Comuni di Bussi sul Tirino, Castiglione a Casàuria, Popoli, Tocco da Casàuria e la Provincia di L’Aquila con il Comune di Corfinio. Vi sono percorsi vari di media e alta quota, un’area faunistica. Simbolo della riserva: cervo (fig. 4); informazioni presso il Corpo Forestale dello Stato.


c) La Riserva Naturale Orientata “VALLE DELL’ORFENTO” e “PIANA GRANDE DELLA MAIELLETTA” di Caramànico Terme, di 2.606 ettari, istituita con i D.M. 11.9.1971, 29.3.1972 e 18.10.1982. Sono possibili escursioni dai 500 m del fiume ai 2.700 m delle cime della Maiella; osservazioni del comportamento della lontra, di voliere per recupero dei rapaci; utilizzo di area per picnic. Simbolo della riserva: merlo acquaiolo (fig. 5); informazioni: Centro Visitatori, Azienda di Soggiorno di Caramanico.
d) La Riserva Naturale Regionale “VALLE DELL’ORTA” dei Comuni di Bolognano e di San Valentino in Abruzzo Citeriore, di 378 ettari, istituita con L.R. n. 57 del 20 Luglio 1989. Simbolo della riserva (fig. 6): rondone maggiore; informazioni presso il Corpo Forestale dello Stato.

fig5 6


e) La Riserva Naturale “SORGENTI DEL PESCARA” del Comune di Popoli, di circa 49 ettari, istituita con L. R. n. 57 del 31 Ottobre 1986. Vi sono percorsi terrestri anche per disabili fino a Capo Pescara e l’area di sosta in località Canapine. Simbolo della riserva: gallinella d’acqua su cannuccia di palude (v. fig. 7); informazioni presso il Comune di Popoli.
fig7f) Il Parco Territoriale Attrezzato “SORGENTI SULFUREE SUL LAVINO” del Comune di Scafa, di circa 40 ettari, istituito con L. R. n. 25 del 29 Maggio 1987. Informazioni presso il Comune.
Le riserve naturali, di cui ai punti a), b), c), e d) si trovano all’interno del Parco Nazionale della Maiella, istituito con D.P.R. del 5 Giugno 1995. La riserva “Sorgenti del Pescara” e il parco territoriale al punto f) si trovano fuori dall’area del Parco.

La Comunità Montana “Maiella-Morrone” si occupa, perciò, di una delle aree montane della Regione Abruzzo dove s’incontrano e s’innestano i principali e più elevati sistemi orografici di tutto l’Appennino italiano, - i massicci del Gran Sasso e della Maiella, dinanzi ai quali fin dalla fine del Miocene si era formata la grande fossa della Laga e quella propaggine meridionale allungata e incuneata tra la Maiella e l’emergenza del Monte Morrone (la Fossa di Caramanico), dove i depositi di rocce argillose e arenacee risultano così scompaginati e ribaltati dai poderosi sconvolgimenti orogenetici a tal punto da far emergere in superficie lo strato del Miocene più antico e sotto quello più recente del Pliocene.

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Si tratta di una delle zone tra le più interessanti dal punto di vista geografico e antropico, storico e religioso, e, sul versante naturalistico e ambientale, un’area tra le più ricche, caratteristiche e suggestive, dove si sono conservati i connotati più autentici di un tratto identitario e aggregante della terra, delle genti e della civiltà dell’Abruzzo: la Maiella, la montagna-madre, la montagna sacra, intensamente vissuta come una divinità terrigena fin dalla notte dei tempi e avvertita come simbolo della regione con sentimenti contraddittori: da un lato temuta per i pericoli del suo volto aspro e selvaggio e al tempo stesso - dall’altro - profondamente amata per la sua accessibilità, la sua disponibilità ad accogliere e a consentire non solo la sopravvivenza della vita, ma anche il godimento del volto benevolo della natura amica. Non è un caso che anche nel linguaggio l’interiezione pe’ la Maièllë “per la Maiella”, espressione tipica e trasversale nei dialetti abruzzesi e molisani, abbia varcato i confini regionali.

La sua vicenda geologica risale al Giurassico superiore, cioè a circa 100 milioni di anni fa, quando tutta la zona della Maiella era immersa in un basso ambiente marino profondo dai 30 ai 50 m, ove salinità e temperatura delle acque producevano la lenta sedimentazione di rocce. Verso la fine del Mesozoico (60-70 milioni di anni fa) emergono alcune zone della Maiella meridionale e scogliere a settentrione, testimoniate dalle bauxiti e dalle accumulazioni di fossili (gasteropodi, briozoi e celenterati) di questo periodo come a Cima delle Murelle. Dai 60 ai 20 milioni di anni fa prosegue l’ulteriore formazione di rocce organogene di celenterati e briozoi (cfr il Monte Amaro) come testimoniano fossili caratteristici quali i Nummuliti, in ambienti di mare basso a Sud e di mare profondo a Nord, che persistono per tutto il periodo del Miocene (20-10 milioni di anni fa). L’ultimo scorcio del Miocene, il Messiniano, si caratterizza per i depositi di rocce evaporitiche (i gessi) delle pianure di Vasto, Cupello, S. Salvo. All’inizio del Pliocene inferiore la Maiella è contornata da depositi argillosi e tra i 10-7 milioni di anni fa, in seguito a potenti spinte tettoniche, emerge insieme al Morrone, assumendo la configurazione di una cupola allungata con orientamento N-S. Il mare pliocenico dapprima contorna questa enorme isola, poi trasmigra lentamente verso oriente mentre si eleva il massiccio fino alla configurazione attuale. Nel Quaternario si sviluppa un ambiente continentale, caratterizzato dal modellamento superficiale degli agenti atmosferici, dalla formazione della platea di travertino della zona di Roccamontepiano, dall’accumulo morenico delle diverse fasi di glaciazione e dal deposito delle brecce nella Fossa di Caramanico.

La Maiella, in quanto unità orografica dell’Appennino Centrale d’Italia, considerato crocevia meteorologico dei cicli atlantici, europei e nord-africani, è un esempio eloquente di correlazioni tra fenomeni biologici e climatici del tutto mutevoli, instabili e parcellizzati. La diversità da zona a zona dei mesoclimi e microclimi spiega la singolare ricchezza della copertura vegetazionale sia dal punto vista quantitativo che qualitativo, collocata com’è in quella fascia incerta di confine tra i regni floristici della regione mediterranea e dell’area medioeuropea. Tra le piante sono state censite fino ad ora 2.100 entità, che rappresentano il 30% dell’intera flora italiana e il 15% di quella europea dall’Atlantico agli Urali; la varietà della morfologia e del clima favorisce un ambiente vegetazionale dotato della presenza simultanea dei domini mediterraneo, medioeuropeo e di alta montagna. Anche la fauna ospitata nella Maiella rivela specie rare e pregevoli come l’orso bruno marsicano, il cervo, il capriolo, il lupo, la lontra alquanto rara in Italia; l’avifauna annovera l’aquila reale, la poiana, l’àstore, il gufo reale, il falco pellegrino, la coturnice e il merlo acquaiolo. Non mancano il gatto selvatico e la martora, il tasso e la faina, la donnola e la volpe, varietà di roditori, di rettili, anfibi, pesci e numerosi invertebrati. Per altre peculiarità floristiche e faunistiche di rilievo si consultino le schede dei comuni.

Una montagna dalla presenza così imponente con una morfologia tondeggiante simile a una mammella (un mammellone si definisce appunto nella terminologia geografica) spiega il radicamento di una visione materna e il carisma simbolico di questo massiccio nell’immaginario degli Abruzzesi di ogni tempo, ognuno dei quali - residente o emigrato che fosse - ne ha sempre gelosamente conservato il ricordo come segno indelebile d’identità culturale. La fantasia popolare si è sbizzarrita sulla montagna-madre, tramandando leggende e racconti fantastici. Tra i tanti affascina, in particolar modo, la narrazione della triste vicenda di Maia, la donna gigantesca fuggita dalla Frigia col suo bellissimo ed unico figlio, ferito in battaglia, che approda con una nave malandata al porto di Ortona. Di qui ella si rifugia tra le selve e i dirupi delle montagne dell’interno, per timore di essere raggiunta dai nemici e per curare amorevolmente il giovane gigante.

Ma poco dopo costui muore e Maia, sconvolta dal dolore, prima lo seppellisce sul Gran Sasso nel punto corrispondente alla terza vetta, dove ancor oggi chi osservi da levante verso occidente può riconoscere la sua sepoltura, e poi vaga in preda all’angoscia, scossa da un pianto irrefrenabile fino a che, prostrata e affranta, anche lei esala l’ultimo respiro. Adornata delle più ricche vesti, di fiori ed erbe aromatiche, di vasi di prezioso metallo viene sepolta sulla montagna, che da quel momento, in suo onore e ricordo, prende il nome di Maiella. E qui ci rendiamo conto della razionalizzazione fantastica della leggenda, che poi si tramanda di generazione in generazione nel patrimonio culturale locale. Un complesso di sentimenti indistinti, di impressioni e meraviglie, di dati realistici ancorati a una visione istintuale della natura vengono trasfigurati dall’immaginazione del popolo e trasferiti nella leggenda. Il sentimento filiale degli Abruzzesi si rivela nella pietà per la dolorosa vicenda materna di Maia; la possanza della montagna e della sua gente si traduce nell’appartenenza della dea e del figlio a una stirpe di giganti. La sepoltura è l’ultimo atto del processo logico di identificazione e consustanziazione dell’uomo, della divinità e della natura.

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Ecco perché la Maiella diventa la madre e il simbolo della terra d’Abruzzo. Il profilo delle creste, la conformazione degli anfratti, il gioco di luci e ombre assumono spesso agli occhi della fantasia popolare la configurazione di animali (cfr il nome medioevale di Monte Orsa al tratto del Morrone che separa il versante occidentale di Pòpoli e Roccacasale da quello orientale di Tocco e Salle) o i lineamenti di un volto umano, a seconda dei vari punti d’osservazione. Tuttora, infatti, nel fronte settentrionale del massiccio, nella parte sottostante al Monte Rapina, l’alternanza dei chiaroscuri e delle macchie arboree di Prato della Corte e dell’adiacente Vallone dell’Orfento (foto 8) delinea l’immagine di un volto di donna.

fig8

Elementi come le moltissime erbe oppure i quarzi, le piriti e i cristalli della montagna si ammantano di poesia, diventano il tesoro funebre della dea; si tramandano credenze sull’esistenza dell’oro in mille e mille racconti degli anziani di ogni contrada; nella trama e nella tessitura delle favole s’insinuano gli echi mitologici della tradizione dotta; nei dialetti del circondario magellense i nomi popolari di erbe e di piante rievocano legami ancestrali e cristallizzano i tanti frammenti di una cultura antropologica locale, segnata da una compenetrazione profonda e sacrale tra l’ uomo e la natura.
Da questo speciale rapporto discende un’indole severa e coraggiosa dei nativi dell’area, che nelle vicende civili e religiose del territorio ha mostrato impegno e sacrificio per il conseguimento e l’affermazione di condizioni, diritti e valori di dimensione universale.

Nella sfera religiosa, il cristianesimo medioevale ha trovato qui un ambiente favorevole allo sviluppo della religiosità, com’è comprovato dalla precoce e capillare diffusione delle tombe rupestri, dei cenobi e degli eremi soprattutto in questo versante nord-orientale della Maiella. Antiche preesistenze sono culminate a Serramonacesca nel monastero di S. Liberatore de Magella, faro della cultura monastica nell’area adriatica (cui si aggiungerà più tardi l’Abbazia di S. Clemente a Casàuria), e nel monastero di Santo Spirito de Magella di Roccamorice, il cuore della testimonianza carismatica di Pietro da Morrone. La profonda e rivoluzionaria spiritualità celestiniana, forgiatasi tra le balze della Maiella e del Morrone, s’impone alla coscienza religiosa del suo tempo, trascende la contingenza storica contemporanea con la rigorosa pratica mistica, con la fede incrollabile nell’instaurazione del regno salvifico dello Spirito, con un messaggio denso di concezioni universalistiche nei confronti della natura, della formazione e del progresso della coscienza dell’umanità, che favoriscono la posteriore affermazione della chiesa universale.

Nella sfera socio-politica sono rilevanti la speculazione giuridica di Marino da Caramanico (XIII sec.) sulla plenitudo potestatis, le lotte per la libertà dei popoli di Silvino Olivieri nell’età risorgimentale accanto a quelle condotte per il miglioramento delle condizioni di vita sia in maniera eclatante con la Banda della Maiella, durante il periodo del brigantaggio postunitario ottocentesco, sia con silenziosa e dolorosa rassegnazione quotidiana dagli emigrati di questa terra in varie parti del mondo, che è giunta anche all’ estremo sacrificio della vita con la tragedia dei minatori di Marcinelle (Belgio).
Oggi il territorio della Comunità Montana “Maiella-Morrone”, grazie ai requisiti ambientali e all’eredità di una significativa cultura antropologica del passato vissuta in perfetta simbiosi con la montagna-madre, è meta di turismo montano, salutistico e religioso. Vi si conserva un inestimabile patrimonio ecologico e umano di valore sovraregionale, da fruire con rispetto e da gestire con saggezza, amorevole cura e oculatezza programmatica, evitando nelle previsioni progettuali di tutela e di sviluppo irrigidimenti, incompatibilità e squilibri, che compromettano irrimediabilmente quel fecondo e fondamentale rapporto tra uomo e natura, maturato nei millenni precedenti.

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